"Insignificanza di Dio" : Proposta per l'uomo contemporaneo

“Insignificanza di Dio?” è un itinerario spirituale, avuto luogo il 25 febbraio alle ore 20.30, presso Il Centro Congressi Giovanni XXIII, proposto dall’ Istituto Superiore di Scienze Religiose e dal centro Universitario Sant’Andrea. Il tema è stato scelto con una nota di provocazione, per spronare un dibattito su un tema quale l’insignificanza di Dio, riconoscibile nella società contemporanea.convegno Alla discussione sono intervenuti: il sociologo Sergio Belardinelli (Università di Bologna), il filosofo Claudio Ciancio (Università degli Studi del Piemonte Orientale) e il teologo Elmar Salmann (Pontificia Università Gregoriana di Roma). Belardinelli ha esordito citando Benedetto XVI e il suo messaggio di essere aperti al tema della trascendenza, persino nelle attività più biologiche (mangiare, bere). Gli uomini danno un valore aggiunto a ogni atto, sovraccaricato di un significato simbolico. L’uomo non è riconducibile a nessuna condizione, “ciò che siamo” rinvia a qualcun altro, non ci si può quindi rassegnare a una vita basata su una dimensione “orizzontale”. Di conseguenza è fondamentale parlare e soprattutto ascoltare Dio. Belardinelli individua nella nostra cultura le condizioni che rendono difficile un discorso su Dio; per citarne alcune: l’erosione del senso della realtà, la cultura del sospetto e la cultura mediatica o meglio il cosiddetto “mondo di plastica”, dove tutto risulta ugualmente indifferente. Per essere uomini, occorre un forte bisogno di senso della realtà, cioè di sentire di far parte di un mondo. Ciò significa anche recuperare la gioia, la durezza e il silenzio di ogni giorno della vita. L’allora cardinale Ratzinger affermava “un po’ di umanità autentica la trovi solo nelle situazioni più limiti”. Belardinelli ha terminato sostenendo che la nostra cultura ha eroso il concetto di verità e che  la verità non  deve essere imposta.

Il Professor Ciancio, nella sua relazione, ha affermato che, al contrario di molti studiosi, i quali ritengono ci sia una crisi della secolarizzazione, non c’è un ritorno a un cristianesimo, ma un ritorno a una religione secolarizzata. Quest’ultima ha assunto due forme: da una parte la religione “identitaria”, in funzione contro gli effetti della globalizzazione e dall’altra la religione del “benessere”( psico-fisico), consolatoria, anti-angoscia. Entrambe convivono con il relativismo e l’indifferenza. Per Ciancio sono tre i percorsi verso la significanza di Dio: alterità, libertà a affettività.

Per ultimo l’intervento di Salmann. L’uomo legge la vita come traccia, perché l’uomo considera la vita come una metafora. Alcuni punti focali della sua intensa e vivace esposizione : la vita ci chiede o “troppo poco” o “troppo tanto”, ognuno di noi è nello stesso tempo effimero, contingente e assoluto, la libertà è una grazia – comandamento – conquista, siamo designati al confronto tra di noi, siamo avviati al fallimento e al dolore e infine siamo destinati al risorgere. “ Il Dio che emerge non è né un Dio – tiranno, né un Dio evanescente. Il Dio cristiano benedice le limitazioni, è una paternità assolvente, è un Dio che ha detto tutto nella forma fragile del Figlio. E’ il Dio che ha donato la libertà, Egli è mendicante, creditore dell’amabilità. Per questo motivo crediamo nella remissione e nel perdono e non siamo più prigionieri delle false immagini”. Verso la fine, il pubblico ha potuto intervenire con domande. Molto numerosa è stata la partecipazione dei giovani. Un segnale, che farà riflettere gli organizzatori per le occasioni future.

Elisa Ghisleni
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FUCI Bergamo

La FUCI di Bergamo fa parte della Federazione Universitaria Cattolica Italiana – FUCI. Logo FUCI La FUCI… Ma che cos’ è? – Un incontro tra amici, tra studenti. Condividiamo per un breve (si spera!) periodo della vita l’esperienza dello studio e dell’Università, cercando di sostenerci l’un l’altro nell’entusiasmante e faticosa avventura universitaria. Non vogliamo subire l’ Università come duro e freddo (e come!) esamificio, patendo questo sistema che non va in modo anonimo e forse anche inutile. Vogliamo invece cercare un senso autentico al nostro studiare e all’ Università, occasione di vita irripetibile ed esaltante. Sicuri che essere studenti è condizione faticosa ma speciale e preziosa: ci è offerta, viviamola a fondo, per noi e per gli altri. Un po’ di storia – Abbiamo festeggiato il secolo di vita della FUCI nel 1996. Permetteteci un guizzo d’ orgoglio: la FUCI è un’associazione studentesca gloriosa: ha contribuito a formare donne e uomini -permetteteci un altro guizzo!- che hanno “fatto l’ Italia”. La sigla: FEDERAZIONE – perché la FUCI è composta da una serie di gruppi che, con lo stesso sentire e con uno stile condiviso, contribuiscono a servire il territorio che abitano nella dimensione ecclesiale e civile, decidendo autonomamente il cammino da percorrere. UNIVERSITARIA – l’università è il luogo in cui viviamo, su cui scommettiamo la nostra formazione: non è solo un “esamificio” o un distributore di nozioni, ma può diventare occasione di crescita umana. Università è il nostro ambiente di vita, l’istituzione a noi più prossima, della quale ci interessiamo e ci prendiamo cura, non solo attraverso l’aggiornamento e la riflessione, ma con l’impegno e la propositività. Universitari sono quelli che animano la vita dei gruppi e che sono chiamati ad un maggiore protagonismo, sotto il segno della responsabilità. Universitario è il metodo: la ricerca, l’ascolto di tutti i punti di vista, la verifica dei dati. Per sviluppare quella capacità critica che consente di andare oltre i luoghi comuni. CATTOLICA – perché si inserisce pienamente nella realtà ecclesiale e ne condivide il cammino secondo le sue specificità. Partecipa attivamente alla pastorale universitaria e collabora alla pastorale giovanile, stimola il dialogo intraecclesiale e della chiesa con il mondo attraverso specifici itinerari di riflessione teologica e culturale. Dunque è Chiesa in università e Università nella Chiesa. La natura confessionale non impedisce comunque la partecipazione anche a chi non condivide lo stesso cammino di fede. ITALIANA – perché vive pienamente le attese e i problemi sociali e politici del Paese, pur non trascurando le sfide della mondialità e delle interdipendenze. La FUCI mira a formare cittadini che possano operare scelte di cittadinanza responsabile qualunque sia il loro campo di impegno; propone, quindi ai suoi aderenti percorsi di formazione in cui, nel rispetto degli orientamenti di ciascuno possano imparare a “pensare la politica”. Ma che cosa fate? Bella domanda! In due parole, ti possiamo dire che, messe sul tavolo un po’ di idee, sviluppiamo insieme quelle che sentiamo più interessanti ed urgenti. Insomma cerchiamo di valorizzare le esperienze e le abilità di ciascuno, tentando di divenir del mondo esperti! E fra le urgenze, al primo posto. vi è l’esigenza di curare la nostra fede, che vuole maturare con noi, altrimenti si inaridisce. E quindi, liberamente, partecipiamo alla vita delle nostre parrocchie, della nostra diocesi, viviamo insieme momenti di spiritualità e di approfondimento con l’aiuto di un giovane sacerdote. E poi vogliamo conoscerlo questo mondo per amarlo davvero. Così, con semplicità, abbiamo discusso di questo nostro tempo carico di futuro, ed abbiamo cominciato a conoscere ad amare il Grande Giubileo del Duemila, in particolare la “purificazione della memoria” e la Chiesa che chiede perdono. Un’attenzione speciale la dedichiamo alla politica, un aspetto fondamentale della vita di ciascuno in quanto cittadino. Per scaricare una breve presentazione della FUCI clicca qui. Altre informazioni: www.fuci.net Fabio Albani

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