Alcune riflessioni sul convegno "Fede e Giovani"

Questa vuole essere non un riassunto di ciò che è stato detto nella conferenza di lunedì 21 marzo 2011 dal titolo:

‘Giovani senza fede?

Chiesa senza giovani?’

ma vuole essere l’espressione di alcuni sentimenti suscitati in me, ragazza di 32 anni, sincera cristiana, da poco approdata all’esperienza ‘fucina’ che sono certa mi possa aiutare a crescere maggiormente non solo come credente-praticante, ma soprattutto come studentessa che ama ciò che studia e come donna che cerca il suo posto nel mondo.

(Da premettere che per me sfera religiosa e sfera sociale e sfera umanitaria non sono realtà distinte, ma si compenetrano alla perfezione: l’amore per Dio non ci allontana da noi stessi e dagli altri, anzi; se essa è matura, aiuta le altre realtà a maturare.)

Quindi non si tratterà di un riassunto preciso e formale, ma di pensieri in divenire che concretizzerò in scrittura.

Innanzitutto voglio dire che mi piace il taglio interdisciplinare che ha voluto dare don James a quella serata ed al conseguente dialogo che ne è scaturito.

Interessanti i primi due interventi [il sociologo mi ha appassionato più del filosofo anche perchè aveva un modo di avvicinarsi a noi utenti meno accademico e più spirituale], anche se quello che mi è arrivato dritto dritto al cuore è stato l’intervento di Bressan, non a caso un teologo, ma non di quelli che scrivono sui libri e dicono cose lontane e nebulose.


Mi sono piaciuti molto i suoi 3 punti, con i quali ha voluto [o tentato] di rispondere alle domande che davano il titolo alla conferenza:

LACRIME-DISILLUSIONE. è vero, noi moderni abbiamo totalmente o quasi perso le dinamiche, il rapporto, il confronto con il Sacro. Nemmeno ce ne rendiamo conto; è questa la nostra miseria più grande.

ma poi c’è lo STUPORE di riscontrare comunque dei germogli, ovviamente richiamati dai media e potenziati dai ‘megafoni’ che una volta passati inducono i giovani a disperdersi. Eppure è anche vero ciò che ha detto quel teologo: ‘vorrà pur dire qualcosa, se i giovani arrivano a questi incontri…’

poi c’è LO SPECCHIO e ciò avviene qnd si è così sicuri nell’abbandonarsi a Dio da non sentirsi più soli, perchè Lui ci è vicino, vicinissimo, tanto più noi gli apriamo la porta e gli prepariamo la strada.

E poi nel dibattito voglio ricordare un pensiero giunto da un ragazzo della folla: credere nell’importanza della testimonianza.

L’importanza del vangelo nella nostra vita, che può cambiarci e che, di conseguenza, cambia tutta, ma proprio tutta, la nostra vita ed anche l’importanza dell’amore da dare a Dio e al nostro prossimo.

Io credo che quello della testimonianza possa avere effetti nn a breve tempo (ci vorranno sicuramente anni), ma + duraturi. Proviamo a pensare ad una famiglia: se tu (genitore) imponi le tue ragioni ai tuoi figli, ti ascolteranno fino a che saranno adolescenti, poi ti saluto…

se tu invece insegni a tuo figlio con l’esempio e la testimonianza che l’unica Legge è l’amore, otterrai molto di più.

La Chiesa non si può pensare come una grande famiglia?

Infine vorrei riportare due pensieri di Bressan, che non a caso escono dalla bocca di un sacerdote:

– GESù è COLUI CHE CI UMANIZZA FINO IN FONDO, ma facciamo attenzione a non pensare di muovere Dio come un burattino, x’ prenderemmo una cantonata. Al ragazzo che diceva ‘Io voglio essere felice oggi’ mi verrebbe da dire ‘e se Dio ti stesse preparando una gioia più grande, con i suoi tempi…? Perchè noi abbiamo sempre fretta? Di andare dove?’

– GESù è CIò CHE è. Non lo si può spiegare altrimenti. SE LO TOCCO, MI CAMBIA.

Rivolgendo a tutti coloro che leggeranno, questa frase come augurio, vi auguro di farvi toccare da Dio: l’esperienza che si ha è simile all’estasi e, credete, la nostra vita viene trasfigurata.

Adriana

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FUCI Bergamo

La FUCI di Bergamo fa parte della Federazione Universitaria Cattolica Italiana – FUCI. Logo FUCI La FUCI… Ma che cos’ è? – Un incontro tra amici, tra studenti. Condividiamo per un breve (si spera!) periodo della vita l’esperienza dello studio e dell’Università, cercando di sostenerci l’un l’altro nell’entusiasmante e faticosa avventura universitaria. Non vogliamo subire l’ Università come duro e freddo (e come!) esamificio, patendo questo sistema che non va in modo anonimo e forse anche inutile. Vogliamo invece cercare un senso autentico al nostro studiare e all’ Università, occasione di vita irripetibile ed esaltante. Sicuri che essere studenti è condizione faticosa ma speciale e preziosa: ci è offerta, viviamola a fondo, per noi e per gli altri. Un po’ di storia – Abbiamo festeggiato il secolo di vita della FUCI nel 1996. Permetteteci un guizzo d’ orgoglio: la FUCI è un’associazione studentesca gloriosa: ha contribuito a formare donne e uomini -permetteteci un altro guizzo!- che hanno “fatto l’ Italia”. La sigla: FEDERAZIONE – perché la FUCI è composta da una serie di gruppi che, con lo stesso sentire e con uno stile condiviso, contribuiscono a servire il territorio che abitano nella dimensione ecclesiale e civile, decidendo autonomamente il cammino da percorrere. UNIVERSITARIA – l’università è il luogo in cui viviamo, su cui scommettiamo la nostra formazione: non è solo un “esamificio” o un distributore di nozioni, ma può diventare occasione di crescita umana. Università è il nostro ambiente di vita, l’istituzione a noi più prossima, della quale ci interessiamo e ci prendiamo cura, non solo attraverso l’aggiornamento e la riflessione, ma con l’impegno e la propositività. Universitari sono quelli che animano la vita dei gruppi e che sono chiamati ad un maggiore protagonismo, sotto il segno della responsabilità. Universitario è il metodo: la ricerca, l’ascolto di tutti i punti di vista, la verifica dei dati. Per sviluppare quella capacità critica che consente di andare oltre i luoghi comuni. CATTOLICA – perché si inserisce pienamente nella realtà ecclesiale e ne condivide il cammino secondo le sue specificità. Partecipa attivamente alla pastorale universitaria e collabora alla pastorale giovanile, stimola il dialogo intraecclesiale e della chiesa con il mondo attraverso specifici itinerari di riflessione teologica e culturale. Dunque è Chiesa in università e Università nella Chiesa. La natura confessionale non impedisce comunque la partecipazione anche a chi non condivide lo stesso cammino di fede. ITALIANA – perché vive pienamente le attese e i problemi sociali e politici del Paese, pur non trascurando le sfide della mondialità e delle interdipendenze. La FUCI mira a formare cittadini che possano operare scelte di cittadinanza responsabile qualunque sia il loro campo di impegno; propone, quindi ai suoi aderenti percorsi di formazione in cui, nel rispetto degli orientamenti di ciascuno possano imparare a “pensare la politica”. Ma che cosa fate? Bella domanda! In due parole, ti possiamo dire che, messe sul tavolo un po’ di idee, sviluppiamo insieme quelle che sentiamo più interessanti ed urgenti. Insomma cerchiamo di valorizzare le esperienze e le abilità di ciascuno, tentando di divenir del mondo esperti! E fra le urgenze, al primo posto. vi è l’esigenza di curare la nostra fede, che vuole maturare con noi, altrimenti si inaridisce. E quindi, liberamente, partecipiamo alla vita delle nostre parrocchie, della nostra diocesi, viviamo insieme momenti di spiritualità e di approfondimento con l’aiuto di un giovane sacerdote. E poi vogliamo conoscerlo questo mondo per amarlo davvero. Così, con semplicità, abbiamo discusso di questo nostro tempo carico di futuro, ed abbiamo cominciato a conoscere ad amare il Grande Giubileo del Duemila, in particolare la “purificazione della memoria” e la Chiesa che chiede perdono. Un’attenzione speciale la dedichiamo alla politica, un aspetto fondamentale della vita di ciascuno in quanto cittadino. Per scaricare una breve presentazione della FUCI clicca qui. Altre informazioni: www.fuci.net Fabio Albani

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