L'esperienza della Settimana Teologica di Camaldoli 2011

Ho partecipato per la prima volta in vita mia – anche se sono anni che voglio fare quest’esperienza – alla settimana teologica a Camaldoli, che si è svolta da domenica 31 luglio 2011 a sabato 6 agosto dello stesso anno.

Ho sempre voluto fare quest’esperienza, ripeto, ma nonostante queste mie attese, il come si è svolta la settimana ha superato di gran lunga tutti i miei pronostici.

Partii sola da Bergamo, ma non tornai sola!

Mi hanno donato molti amici quei quasi sette giorni.

Mi hanno donato una convinzione che ora permea la mia stessa esistenza: il credere che vi siano ancora persone capaci di donare sentimenti che si trovano a metà strada tra la simpatia il calore umano la spiritualità Vera.

Mi hanno donato molto di più di una settimana teologica – anche se questo era il motivo cardine – ed ora mi impegnerò per poter fare in modo che anche voi possiate cogliere almeno in minima parte il mio sentire.

Lo stesso che mi ha portato – durante la mattina del giorno di partenza – a sollevarmi andare al microfono ringraziare tutti quanti per – parole quasi testuali – l’amicizia e la tenerezza che mi hanno dimostrato.

Un applauso ne è scaturito, applauso che io ho rivolto a loro e che loro si sono autorivolti, perché molto meritevoli.

Mi hanno chiesto un articolo che spieghi quei giorni passati insieme.

Non parlerò delle conferenze a cui abbiamo assistito – anche se dirò il titolo della settimana ‘Mettimi come sigillo sul tuo cuore. La cura dei legami nell’epoca delle passioni tristi.’ Quindi il Cantico dei Cantici.

Il Santo dei Santi.

La parte più ostica, ma anche più affascinante.

Il Centro della Bibbia.

E poi, questo è ciò che mi portò ad andare con tutte le mie paure e le mie inquietudini a percorrere un viaggio in treno che temevo, parlava di Amore.

Affascinante per me osservare che Dio pose al centro del suo testo Sacro le vicende d’amore carnale tra uomo e donna, come simbolo, forse, dell’amore che Dio ha per l’uomo (che ama sempre, perché è un Dio fedele, che perdona. Nel Cantico dei Cantici l’amore è più forte della morte).

Andai quindi spinta da un desiderio di capire questo sentimento grande. Tornai vinta nella mia volontà perché capii che innamorarsi è un miracolo, che non c’è spiegazione alcuna, che con la mia razionalità non sarei andata lontano.

La abbandonai seduta stante e mi immersi in questi ritmi di preghiera che conosco – perché Dio mi ha donato un luogo di pace – ma che lì avevano la bellezza dei luoghi dei volti delle persone.

Ho capito anche che i fucini amano la cultura non per mettersi in mostra, ma per capire. Si facevano domande. Non si accettava passivamente. Si alzava la voce – in senso metaforico, ovviamente – se i relatori dicevano cose che non rispondevano

a convinzioni maturate in anni

a saperi che altre persone fidate ci hanno spiegato

a cose che si oppongono alla nostra etica.

Vorrei parlare dei vari relatori senza far sì che sia la mia personale impressione a prevalere, ma ora mi rendo conto che ciò non sarebbe possibile… Vi prometto che cercherò di essere la più obiettiva possibile.

Vi sono state tre tipi di conferenze dai rispettivi relatori – ovviamente diversi – dagli argomenti diversi, ma fondamentalmente legati: un esegeta che formulò un’innovativa traduzione del Cantico dei Cantici, un regista che ci presentò una sua anarchica interpretazione del rapporto tra Maria ed il Bambino Gesù, una coppia di marito e moglie che ci presentarono come poter costruire legami d’amore tra gli uomini.

Non proseguirò riassumendo in sintesi le visioni espresse – perché se lo facessi trapelerebbe sicuramente un mio giudizio personale. E non è questa la sede – ma vi voglio lasciare quelle che sono state le mie emozioni, così da poter lasciare in voi, lettori, una qualche suggestione.

Così che l’anno prossimo vi venga la voglia di provare a passare una settimana delle vostre vacanze tra le mura di quel monastero di benedettini.

Come io, ammaliata, farò di certo.

Istruttivo, completo, divino, il mio permanere laggiù.

Ho capito come è bello e come si possa ancora imparare con la propria testa.

Ho capito che Dio è negli Uomini, nella Natura, negli Oggetti creati dalle Mani.

Ho capito che Dio può essere pregato nel silenzio di una chiesa o nei salmi cantati o nel perdono donato, che Dio può essere celebrato in una gara di rappresentazioni teatrali realizzata da improvvisati attori, che Dio può essere osannato in un ‘grazie, alcuni dei tuoi interventi sono stati per me come un raggio laser’.

Ebbene, cosa posso dire di più?

Un’esperienza da ripetere.

Adriana.

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FUCI Bergamo

La FUCI di Bergamo fa parte della Federazione Universitaria Cattolica Italiana – FUCI. Logo FUCI La FUCI… Ma che cos’ è? – Un incontro tra amici, tra studenti. Condividiamo per un breve (si spera!) periodo della vita l’esperienza dello studio e dell’Università, cercando di sostenerci l’un l’altro nell’entusiasmante e faticosa avventura universitaria. Non vogliamo subire l’ Università come duro e freddo (e come!) esamificio, patendo questo sistema che non va in modo anonimo e forse anche inutile. Vogliamo invece cercare un senso autentico al nostro studiare e all’ Università, occasione di vita irripetibile ed esaltante. Sicuri che essere studenti è condizione faticosa ma speciale e preziosa: ci è offerta, viviamola a fondo, per noi e per gli altri. Un po’ di storia – Abbiamo festeggiato il secolo di vita della FUCI nel 1996. Permetteteci un guizzo d’ orgoglio: la FUCI è un’associazione studentesca gloriosa: ha contribuito a formare donne e uomini -permetteteci un altro guizzo!- che hanno “fatto l’ Italia”. La sigla: FEDERAZIONE – perché la FUCI è composta da una serie di gruppi che, con lo stesso sentire e con uno stile condiviso, contribuiscono a servire il territorio che abitano nella dimensione ecclesiale e civile, decidendo autonomamente il cammino da percorrere. UNIVERSITARIA – l’università è il luogo in cui viviamo, su cui scommettiamo la nostra formazione: non è solo un “esamificio” o un distributore di nozioni, ma può diventare occasione di crescita umana. Università è il nostro ambiente di vita, l’istituzione a noi più prossima, della quale ci interessiamo e ci prendiamo cura, non solo attraverso l’aggiornamento e la riflessione, ma con l’impegno e la propositività. Universitari sono quelli che animano la vita dei gruppi e che sono chiamati ad un maggiore protagonismo, sotto il segno della responsabilità. Universitario è il metodo: la ricerca, l’ascolto di tutti i punti di vista, la verifica dei dati. Per sviluppare quella capacità critica che consente di andare oltre i luoghi comuni. CATTOLICA – perché si inserisce pienamente nella realtà ecclesiale e ne condivide il cammino secondo le sue specificità. Partecipa attivamente alla pastorale universitaria e collabora alla pastorale giovanile, stimola il dialogo intraecclesiale e della chiesa con il mondo attraverso specifici itinerari di riflessione teologica e culturale. Dunque è Chiesa in università e Università nella Chiesa. La natura confessionale non impedisce comunque la partecipazione anche a chi non condivide lo stesso cammino di fede. ITALIANA – perché vive pienamente le attese e i problemi sociali e politici del Paese, pur non trascurando le sfide della mondialità e delle interdipendenze. La FUCI mira a formare cittadini che possano operare scelte di cittadinanza responsabile qualunque sia il loro campo di impegno; propone, quindi ai suoi aderenti percorsi di formazione in cui, nel rispetto degli orientamenti di ciascuno possano imparare a “pensare la politica”. Ma che cosa fate? Bella domanda! In due parole, ti possiamo dire che, messe sul tavolo un po’ di idee, sviluppiamo insieme quelle che sentiamo più interessanti ed urgenti. Insomma cerchiamo di valorizzare le esperienze e le abilità di ciascuno, tentando di divenir del mondo esperti! E fra le urgenze, al primo posto. vi è l’esigenza di curare la nostra fede, che vuole maturare con noi, altrimenti si inaridisce. E quindi, liberamente, partecipiamo alla vita delle nostre parrocchie, della nostra diocesi, viviamo insieme momenti di spiritualità e di approfondimento con l’aiuto di un giovane sacerdote. E poi vogliamo conoscerlo questo mondo per amarlo davvero. Così, con semplicità, abbiamo discusso di questo nostro tempo carico di futuro, ed abbiamo cominciato a conoscere ad amare il Grande Giubileo del Duemila, in particolare la “purificazione della memoria” e la Chiesa che chiede perdono. Un’attenzione speciale la dedichiamo alla politica, un aspetto fondamentale della vita di ciascuno in quanto cittadino. Per scaricare una breve presentazione della FUCI clicca qui. Altre informazioni: www.fuci.net Fabio Albani

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