Se crederai
Oratorio Seminarino
11 gennaio 2013

Venerdì 11 gennaio abbiamo incontrato i ragazzi dell’oratorio di Città Alta in Seminarino. Con loro abbiamo cercato di raccontarci cosa significhi per un ragazzo o un giovane confrontarsi seriamente con la questione della Fede.

L’anno che stiamo vivendo è stato dedicato dal Papa alla riflessione sulla Fede per celebrare la ricorrenza dell’apertura del Concilio Vaticano II. Ogni diocesi, ogni parrocchia e ogni associazione si sono sentite chiamate a riprendere le fila della riflessione sugli aspetti della vita che richiamano alla fiducia in Dio, per poter parlare con maggior sincerità e consapevolezza agli uomini e alle donne che incontrano nei propri ambiti e nelle proprie attività. Anche noi, come gruppo di Bergamo della Federazione Universitaria Cattolica Italiana, abbiamo condiviso la voglia di giocarci su questo tema, innanzitutto riflettendo e pregando insieme per maturare e rafforzare la nostra coscienza e la nostra spiritualità, e successivamente mettendoci a disposizione delle comunità della nostra Diocesi per portare la nostra testimonianza di giovani, studenti e credenti. All’inizio dell’anno abbiamo inviato a tutte le parrocchie e agli oratori la nostra disponibilità ad incontrare adolescenti e giovani per confrontarci in maniera critica e costruttiva sulla Fede e sulle riflessioni e le scelte che oggi siamo chiamati a considerare per progredire nell’edificazione personale, spirituale e della Chiesa.

Don Francesco, Direttore dell’Oratorio di Città Alta, è stato il primo a contattarci per confrontarci col gruppo di ragazzi delle scuole superiori che frequentano abitualmente gli incontri di catechesi nella sua parrocchia. Abbiamo così preparato un incontro-provocazione-testimonianza, intitolato Se crederai, facendo eco alla canzone della colonna sonora del noto film di animazione Il Principe d’Egitto.

Insieme a Francesca, abbiamo incontrato e spronato a mettersi in posizione critica rispetto alla propria esperienza di vita, Ilaria, Eleonora, Sofia, Giulia, Sofia, Luca, Giulio, Riccardo, Darwin, Francesco, Andrea, Giorgio, Matteo, Silvia, Sara, Benedetta, Marta e Giulia. Anche se non tutti avevano ben chiaro che cosa aspettarsi da un incontro di questo tipo, abbiamo trovato molta attenzione e disponibilità, voglia di “confermare o confrontare” le posizioni su un tema così poco affrontato, l’esigenza di una testimonianza verace ed autentica, la difficoltà nel misurare la propria esperienza di vita e riportarla alla dimensione della fede, intrisi come siamo oggi della logica della verità matematica e scientifica, da provare e verificare oggettivamente, ignorando il fatto che nelle relazioni d’amicizia, d’affetto, di riconoscenza, di fiducia, non esiste la “prova inconfutabile” della sua veridicità, se non l’esperienza stessa di cura, accoglienza e abbandono reciproco che costituiscono la realtà unica della relazione.

Analizzando le semplici parole della canzone ci siamo trovati a riflettere sull’importanza della comunità nella nostra vita e questo aspetto ha fatto da sfondo a tutte le domande dei ragazzi e alle nostre riletture delle esperienze che hanno aperto la nostra vita alla Fede, in oratorio, nello studio e nello stare con i nostri amici. Ci siamo poi soffermati sul valore e sulla verità delle Scritture, intese come storia di un popolo che testimonia alla storia la propria relazione con Dio, testimonianza cui anche noi siamo ogni giorno chiamati a dare voce nella semplicità delle nostre vicende familiari, amicali e comunitarie.  Infine, il messaggio più forte che insieme abbiamo costruito è stata l’importanza di scavare nelle vicende, negli incontri, nelle relazioni che ogni giorno viviamo per scoprire e riscoprire il senso che si cela dietro gli eventi ed aprirsi alla disponibilità della Fede: stimeremo allora maggiormente chi non ha certezze compiute e si mantiene attivo nella ricerca, nello studio e nell’incontro con l’altro mentre dubiteremo di chi ritiene di aver tutte le risposte e non si pone domande.

Credo di poter affermare che questa serata sia stata una piacevole sorpresa sia per il nostro piccolo gruppo, sia per i ragazzi e gli educatori del Seminarino: abbiamo nuovamente riscontrato la forte disponibilità di molti dei quali spesso le ricerche sociologiche e i censimenti forniscono un’immagine negativa, slegati dalle dimensioni culturale e spirituale, a confrontarsi con sincerità su temi elevati e che richiedono l’impegno di tutta propria umanità.

Ci auguriamo di poter proseguire il nostro cammino incontrando e condividendo le nostre esperienze con altri gruppi parrocchiali e che il nostro impegno dentro e fuori l’università sia propulsivo per una crescita buona della persona e delle comunità in cui viviamo.

Paolo

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FUCI Bergamo

La FUCI di Bergamo fa parte della Federazione Universitaria Cattolica Italiana – FUCI. Logo FUCI La FUCI… Ma che cos’ è? – Un incontro tra amici, tra studenti. Condividiamo per un breve (si spera!) periodo della vita l’esperienza dello studio e dell’Università, cercando di sostenerci l’un l’altro nell’entusiasmante e faticosa avventura universitaria. Non vogliamo subire l’ Università come duro e freddo (e come!) esamificio, patendo questo sistema che non va in modo anonimo e forse anche inutile. Vogliamo invece cercare un senso autentico al nostro studiare e all’ Università, occasione di vita irripetibile ed esaltante. Sicuri che essere studenti è condizione faticosa ma speciale e preziosa: ci è offerta, viviamola a fondo, per noi e per gli altri. Un po’ di storia – Abbiamo festeggiato il secolo di vita della FUCI nel 1996. Permetteteci un guizzo d’ orgoglio: la FUCI è un’associazione studentesca gloriosa: ha contribuito a formare donne e uomini -permetteteci un altro guizzo!- che hanno “fatto l’ Italia”. La sigla: FEDERAZIONE – perché la FUCI è composta da una serie di gruppi che, con lo stesso sentire e con uno stile condiviso, contribuiscono a servire il territorio che abitano nella dimensione ecclesiale e civile, decidendo autonomamente il cammino da percorrere. UNIVERSITARIA – l’università è il luogo in cui viviamo, su cui scommettiamo la nostra formazione: non è solo un “esamificio” o un distributore di nozioni, ma può diventare occasione di crescita umana. Università è il nostro ambiente di vita, l’istituzione a noi più prossima, della quale ci interessiamo e ci prendiamo cura, non solo attraverso l’aggiornamento e la riflessione, ma con l’impegno e la propositività. Universitari sono quelli che animano la vita dei gruppi e che sono chiamati ad un maggiore protagonismo, sotto il segno della responsabilità. Universitario è il metodo: la ricerca, l’ascolto di tutti i punti di vista, la verifica dei dati. Per sviluppare quella capacità critica che consente di andare oltre i luoghi comuni. CATTOLICA – perché si inserisce pienamente nella realtà ecclesiale e ne condivide il cammino secondo le sue specificità. Partecipa attivamente alla pastorale universitaria e collabora alla pastorale giovanile, stimola il dialogo intraecclesiale e della chiesa con il mondo attraverso specifici itinerari di riflessione teologica e culturale. Dunque è Chiesa in università e Università nella Chiesa. La natura confessionale non impedisce comunque la partecipazione anche a chi non condivide lo stesso cammino di fede. ITALIANA – perché vive pienamente le attese e i problemi sociali e politici del Paese, pur non trascurando le sfide della mondialità e delle interdipendenze. La FUCI mira a formare cittadini che possano operare scelte di cittadinanza responsabile qualunque sia il loro campo di impegno; propone, quindi ai suoi aderenti percorsi di formazione in cui, nel rispetto degli orientamenti di ciascuno possano imparare a “pensare la politica”. Ma che cosa fate? Bella domanda! In due parole, ti possiamo dire che, messe sul tavolo un po’ di idee, sviluppiamo insieme quelle che sentiamo più interessanti ed urgenti. Insomma cerchiamo di valorizzare le esperienze e le abilità di ciascuno, tentando di divenir del mondo esperti! E fra le urgenze, al primo posto. vi è l’esigenza di curare la nostra fede, che vuole maturare con noi, altrimenti si inaridisce. E quindi, liberamente, partecipiamo alla vita delle nostre parrocchie, della nostra diocesi, viviamo insieme momenti di spiritualità e di approfondimento con l’aiuto di un giovane sacerdote. E poi vogliamo conoscerlo questo mondo per amarlo davvero. Così, con semplicità, abbiamo discusso di questo nostro tempo carico di futuro, ed abbiamo cominciato a conoscere ad amare il Grande Giubileo del Duemila, in particolare la “purificazione della memoria” e la Chiesa che chiede perdono. Un’attenzione speciale la dedichiamo alla politica, un aspetto fondamentale della vita di ciascuno in quanto cittadino. Per scaricare una breve presentazione della FUCI clicca qui. Altre informazioni: www.fuci.net Fabio Albani

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