Fuoco e Fiamme: pensieri sulle trivellazioni in Italia

Il 17 aprile 2016 saremo chiamati a votare contestuamente al Referendum, voluto dalle Regioni, a proposito delle trivellazioni in acque italiane.
La norma in esame si trova nella legge di stabilità 2016 e si riferisce esclusivamente alle trivellazioni effettuate entro le 12 miglia marine, circa venti chilometri al largo della costa.
Interventi estrattivi, di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi gassosi o liquidi entro le 12 miglia sono (e restano) già vietati .

Ad oggi, il nostro mare è perforato da 66 impianti di coltivazione di idrocarburi, tra i quali 21 operano entro le 12 miglia marine e sono dislocati tra mar Adriatico, mar Ionio e canale di Sicilia e vantano illustri patrocini: tra gli altri, operano sul territorio nazionale italiano Shell, Tamoil e Q8.
La più grande, è la piattaforma Vega, di proprietà ENI, che opera proprio a 12 miglia marine al largo di Pozzallo, in Sicilia.

Per poter estrarre petrolio, le compagnie sono tenute a firmare concessioni trentennali, prorogabili, e a versare le cosiddette royalties, che, sui mari italiani, sono le più basse al mondo, intorno al 7% del valore del greggio.

Il provvedimento espresso nella Legge di Stabilità 2016
prevede che l’attività estrattiva possa continuare
anche oltre il termine della concessione trentennale,
fino a quando il giacimento non si esaurisce.

Una scelta, quella avanzata dalla Legge di Stabilità, che valorizzerebbe le disponibilità energetiche del sottosuolo marino nostrano, continuerebbe a garantire posti di lavoro nell’ordine, ad oggi, delle 40 mila unità, accrescerebbe la disponibilità di gas metano pulito, consentendo una certa indipendenza del nostro paese dall’importazione dall’estero.

I referendari chiedono, al contrario, che si rispetti la scadenza naturale delle concessioni: le società petrolifere dovranno mettere fine alle loro attività di ricerca ed estrazione secondo la scadenza fissata dalle loro concessioni, al di là delle condizioni del giacimento. Il referendum avrebbe dunque conseguenze già entro il 2018.

Non tutti sanno che le piattaforme non si occupano dell’ estrazione e dello stoccaggio tout court ma, sulla loro superficie, in bilico su un “jacket” di 8 pali in mezzo al mare, avvengono tutte le trasformazioni preliminari del greggio, che prevedono, per esempio, tra le altre, operazioni di innesto dall’esterno di petrolio e gasolio, nonché processi di fluidificazione per mezzo di oli diatermici e di carico e scarico diluenti da navi che sono veri e propri terminali chimici.
Bisogna inoltre tenere presenti le ingenti perdite operative connesse con l’esercizio stesso degli impianti, tra le quali, ad esempio, gli scarichi fognari di servizio direttamente in mare.

A voler ben vedere, il fiorire di impianti petroliferi costituisce poi un effettivo sbarramento al libero esercizio della navigazione e apporta danni agli ecosistemi poiché crea fratture nel fondale, proprio dove si depositano nutrienti necessari alla catena alimentare delle specie ittiche.

Insomma, non vanno sottovalutati i rischi connessi alla presenza di piattaforme in mare, anche in relazione al fatto che il “Decreto Sviluppo” firmato Consiglio dei ministri lo scorso 15 giugno 2012 stabilisce il condono petrolifero, cioè accorda la possibilità di incrementare l’installazione di stabilimenti estrattivi.

Il rischio di inquinamento marittimo nel Mediterraneo è ancora remoto, anche se, ad oggi, esso è già minacciato dai reflui emessi da depuratori fognari mal funzionanti, dagli scarichi delle grandi navi, dall’abbandono di olii usati e dall’abusivismo edilizio costiero . Le proiezioni di rischio presentano dunque scenari sicuramente tremendi, considerato che il Mediterraneo è un mare chiuso e, per estrarre poche gocce di petrolio, peraltro di scarsa qualità e disponibilità , si mettono quotidianamente in pericolo le coste, la fauna, il turismo, la pesca sostenibile.
Il mare nostrum infatti, è, da tempo immemore, culla e crocevia di popoli, culture e bellezza, fonte di vita e sostentamento di genti che fanno del mare, della pesca e del turismo il loro vero “oro nero”.

Non si tratta né di romanticismo né di ostruzionismo, né di facile allarmismo fine a se stesso.
La posta in gioco è ben più alta: si tratta piuttosto di una scelta di responsabilità e di impegno sul lungo periodo, che punta ad una svolta politica di campo in tema di energia, e di energia rinnovabile; anche sulla base dell’Accordo emerso dalla recente Conferenza sul clima di Parigi è infatti urgente un rapido cambio di rotta per quanto riguarda l’approvvigionamento energetico nazionale, in ordine ad uno sviluppo reale, sempre più genuino e consapevole.

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FUCI Bergamo

La FUCI di Bergamo fa parte della Federazione Universitaria Cattolica Italiana – FUCI. Logo FUCI La FUCI… Ma che cos’ è? – Un incontro tra amici, tra studenti. Condividiamo per un breve (si spera!) periodo della vita l’esperienza dello studio e dell’Università, cercando di sostenerci l’un l’altro nell’entusiasmante e faticosa avventura universitaria. Non vogliamo subire l’ Università come duro e freddo (e come!) esamificio, patendo questo sistema che non va in modo anonimo e forse anche inutile. Vogliamo invece cercare un senso autentico al nostro studiare e all’ Università, occasione di vita irripetibile ed esaltante. Sicuri che essere studenti è condizione faticosa ma speciale e preziosa: ci è offerta, viviamola a fondo, per noi e per gli altri. Un po’ di storia – Abbiamo festeggiato il secolo di vita della FUCI nel 1996. Permetteteci un guizzo d’ orgoglio: la FUCI è un’associazione studentesca gloriosa: ha contribuito a formare donne e uomini -permetteteci un altro guizzo!- che hanno “fatto l’ Italia”. La sigla: FEDERAZIONE – perché la FUCI è composta da una serie di gruppi che, con lo stesso sentire e con uno stile condiviso, contribuiscono a servire il territorio che abitano nella dimensione ecclesiale e civile, decidendo autonomamente il cammino da percorrere. UNIVERSITARIA – l’università è il luogo in cui viviamo, su cui scommettiamo la nostra formazione: non è solo un “esamificio” o un distributore di nozioni, ma può diventare occasione di crescita umana. Università è il nostro ambiente di vita, l’istituzione a noi più prossima, della quale ci interessiamo e ci prendiamo cura, non solo attraverso l’aggiornamento e la riflessione, ma con l’impegno e la propositività. Universitari sono quelli che animano la vita dei gruppi e che sono chiamati ad un maggiore protagonismo, sotto il segno della responsabilità. Universitario è il metodo: la ricerca, l’ascolto di tutti i punti di vista, la verifica dei dati. Per sviluppare quella capacità critica che consente di andare oltre i luoghi comuni. CATTOLICA – perché si inserisce pienamente nella realtà ecclesiale e ne condivide il cammino secondo le sue specificità. Partecipa attivamente alla pastorale universitaria e collabora alla pastorale giovanile, stimola il dialogo intraecclesiale e della chiesa con il mondo attraverso specifici itinerari di riflessione teologica e culturale. Dunque è Chiesa in università e Università nella Chiesa. La natura confessionale non impedisce comunque la partecipazione anche a chi non condivide lo stesso cammino di fede. ITALIANA – perché vive pienamente le attese e i problemi sociali e politici del Paese, pur non trascurando le sfide della mondialità e delle interdipendenze. La FUCI mira a formare cittadini che possano operare scelte di cittadinanza responsabile qualunque sia il loro campo di impegno; propone, quindi ai suoi aderenti percorsi di formazione in cui, nel rispetto degli orientamenti di ciascuno possano imparare a “pensare la politica”. Ma che cosa fate? Bella domanda! In due parole, ti possiamo dire che, messe sul tavolo un po’ di idee, sviluppiamo insieme quelle che sentiamo più interessanti ed urgenti. Insomma cerchiamo di valorizzare le esperienze e le abilità di ciascuno, tentando di divenir del mondo esperti! E fra le urgenze, al primo posto. vi è l’esigenza di curare la nostra fede, che vuole maturare con noi, altrimenti si inaridisce. E quindi, liberamente, partecipiamo alla vita delle nostre parrocchie, della nostra diocesi, viviamo insieme momenti di spiritualità e di approfondimento con l’aiuto di un giovane sacerdote. E poi vogliamo conoscerlo questo mondo per amarlo davvero. Così, con semplicità, abbiamo discusso di questo nostro tempo carico di futuro, ed abbiamo cominciato a conoscere ad amare il Grande Giubileo del Duemila, in particolare la “purificazione della memoria” e la Chiesa che chiede perdono. Un’attenzione speciale la dedichiamo alla politica, un aspetto fondamentale della vita di ciascuno in quanto cittadino. Per scaricare una breve presentazione della FUCI clicca qui. Altre informazioni: www.fuci.net Fabio Albani

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