“Verso l’alto” – Diario del Modulo Presidenti 2016

 

L’arte del raccontare richiede sempre tempo, non è mai facile sedersi ed iniziare a parlare delle proprie emozioni dopo un’esperienza dove queste, si sono mescolate e ti hanno investito in un turbine.

Bisogna aspettare che si amalgamino, come gli ingredienti, l’una deve contaminare l’altra, lasciarle riposare ed attendere che la pasta di cui siamo fatti lieviti lasciando un dolce profumo.

Per questo motivo solo oggi, a quasi una settimana dalla mia partenza riesco a provare a descrivere cosa ho vissuto nei tre giorni del “Modulo Presidenti” a Roma.

E’ stato un viaggio, non lunghissimo, ma denso, ricco di quell’attesa, delle aspettative, della curiosità tipica di chi parte e non sa bene cosa troverà a destinazione, ed è sempre diverso, ogni volta, anche se sei come me e la valigia è sempre pronta.

Arrivi a Roma, non capisci esattamente dove andare, soprattutto dopo esserti persa nei Pontifici Collegi di non sai nemmeno tu quante nazionalità, ma niente paura, in fondo alla via trovi un ragazzo che ti saluta sorridendo e dice: “Fuci? Io sono Alberto”.

La stanchezza si faceva sentire, ma per fortuna c’era qualcuno a tenderti la mano, insieme arrivate dove vi stanno aspettando, la paura e lo smarrimento sono passati, si sono sciolti grazie al calore dei sorrisi e delle strette di mano.

Si entra nella sala delle relazioni e appaiono anche facce note, le facce amiche dei ragazzi della Lombardia, i saluti della Presidenza Nazionale, sei lontano, ma ti senti a casa, è bastato davvero poco.

Iniziano le relazioni: Don Luigi Maria Epicoco ci fa riflettere su cosa significhino: Stare insieme e Comunione,fare delle cose insieme crea una Comunione, una possibilità un incontro, non bisogna ridursi all’uniformità ma valorizzare le diversità e mantenerle come occasione di dialogo e confronto, nemmeno  i “12” erano tutti uguali e questa è stata la loro ricchezza.

Vivete insieme la vostra vocazione, che non significa per forza una vita consacrata, ma costruire insieme qualcosa a cui si è chiamati, tenendo al centro la vita spirituale perché chi la vive è concreto e creativo.

A cosa siamo chiamati noi Fucini? Noi Cristiani Giovani nel mondo Universitario?

Non stiamo forse attraversando un discernimento?

Non stiamo tentando di costruire un futuro a cui ci sentiamo “chiamati”?

La D.ssa Claudia D’Antoni prosegue il discorso parlando di Comunità che ha un aspetto sia negativo che positivo, dove si vivono relazioni sociale a cui bisogna dare valore per essere comunità in Università, scambiare visioni e competenze, dare senso a persone e gruppi, organizzare il tempo e saper coltivare i talenti.

Ho vissuto tutto questo nei laboratori, dal chiedersi come organizzare un evento al capire cosa voglia dire essere Presidente di un gruppo, nelle passeggiate Romane, nello scambio di opinioni, consigli, suggerimenti con gli altri Fucini.

Tutto questo fino alla Celebrazione Eucaristica in San Pietro, non importava quanto fossimo stanchi, a che ora fosse suonata la sveglia, volevamo esserci e condividere quel momento insieme.

Il nostro gruppo ha dovuto sciogliersi duranti i controlli di sicurezza, ma siamo riusciti a ritrovarci di nuovo tutti, sotto la bandiera che sventolava, si eravamo lì ancora tutti insieme, per vivere quel momento in comunione.

Guardate la Fuci c’è, la Chiesa ha anche il volto giovane di universitari entusiasti, ci siamo ancora, non ci siamo nascosti dopo la GMG di Cracovia, noi siamo ancora qua.

Mentre Papa Francesco chiude la Porta Santa, spero che non lo faccia completamente, ma che resti una fessura  una linea sottile da cui possa entrare la nostra luce e da cui possiamo sbirciare dentro.

La porta è chiusa e noi siamo fuori, che cantiamo, preghiamo non si è chiuso il Giubileo, il Giubileo siamo noi e la Misericordia è un cammino, ora che sappiamo cos’è dobbiamo imparare a “misericordi are” e portare tutto questo a casa, come le fiammelle della veglia al Campus Misericordiae a Cracovia.

Portarla a casa nei nostri gruppi per illuminare i problemi che più ci fanno preoccupare e chinare su se stessi, finendo a guardare le scarpe e dimenticandoci di ammirare la bellezza del cielo e lasciate che vi entri dentro, che anche la Luna possa guardarvi….

“Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una sola, ma riassume tutte le voci del mondo; e qui di fatto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera… Osservatela in alto, a guardare questo spettacolo… Noi chiudiamo una grande giornata di pace… Sì, di pace: ‘Gloria a Dio, e pace agli uomini di buona volontà’.

(Papa Giovanni XXII – “Discorso alla Luna”)

Torno a casa così da questo Modulo Presidenti, dal mio primo evento nazionale, con un entusiasmo nuovo e la voglia di mettersi in gioco.

Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questo momento di crescita, comunione, comunità, condivisione e dialogo, mi avete regalato  qualcosa di incredibile.

 

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