Una preghiera per i terremotati dell'Abruzzo

Il dramma degli abitanti colpiti dal terremoto

Il dramma degli abitanti colpiti dal terremoto

Guardare in questi giorni il telegiornale diventa sempre più una tortura: la forza e la vicinanza delle immagini ti scuotono dal tuo torpore di studente all’apparenza impegnato e indaffarato, e ti riportano lì, in Abruzzo, dove niente ha più importanza, se non il saper affrontare la notte senza essere svegliati dal tremore del corpo e della terra, che forse non trema veramente, ma che animerà gli incubi di tutti per molto tempo.
Bambini, anziani, giovani, italiani e non, tutti uguali, tutti hanno lottato, ci hanno fatto vedere nei fatti che valore abbia la vita, quanto conti ogni singolo respiro, e quanto invece sparisca in un soffio tutto ciò che è terreno, materiale.

 

A sentir parlare di terremoto subito riemergono le altre catastrofi alle quali si è assistito, sempre dal televisore, come quella di Assisi, o lo tsunami del 2006, però per me stavolta l’Aquila non è solo un nome, è un sentimento. E’ la mente che vola indietro di quasi un anno, e ti rende immagini nitide: i sorrisi, gli abbracci, gli applausi, le strette di mano,le preghiere, le parole e il desiderio di stare insieme di tanti ragazzi venuti da tutt’Italia, riuniti per il Convegno Nazionale in questa piccola città dell’Abruzzo.
Che col passare delle ore ti diventa famigliare, ti viene fatta scoprire da universitari aquilani che per un momento si improvvisano guide turisiche, e diventa tua, sempre di più, e ti la ricordi come la città dei 99, ti innamori delle chiese, come la basilica di Collemaggio, dell’aria fresca, forse troppo, ma pura, che viene dal Gran Sasso, e lo puoi scorgere di lontano. Che dolore pensare che consumavamo i pasti in una mensa che ora si nutre solo di macerie, di freddo silenzio; nella piazza dove hanno sfilato gli sbandieratori e dove si riunivano gli abitanti non c’è nessuno; l’ Hotel non accoglierà più turisti per molto tempo.
La gioia si è tramutata in dolore, le speranze in sogni lontani.. Ma gli Abruzzesi non sono soli: quando si tratta di solidarietà e ricostruzione ecco spuntare tanti angeli, i “santi moderni”: vigili del fuoco, forze dell’ordine, medici, volontari, religiosi, laici, gente comune riunita nelle più diverse associazioni, che si danno da fare ininterrottamente “h 24”, come tanto si sente dire in questi giorni. Anche una mia amica che collabora con la Misericordia di Firenze partirà il giovedì Santo; sarà sicuramente una Pasqua diversa, magari all’inizio triste perchè lontano dai suoi cari, ma,credo, indimenticabile: ciò che sempre ti stupisce in questi casi di emergenza è la concentrazione di sentimenti e di umanità che si respirano in quei luoghi che apparentemente sembrano avvolti solo di miseria e pietà.
La gente si aiuta, si sostiene, costruisce amicizie e affetti, riscopre i veri sentimenti, si sofferma a cogliere il sorriso di un bambino, ha tempo e voglia per sedersi a sentire la storia di un anziano, il suo mondo definito passato solo a livello temporale, perchè cambiano le epoche, ma le persone sono sempre quelle.
Come i terremoti, che oggi come una volta arrivano e sconvolgono, è un dramma che ancora non si riesca a prevederli, ad arginare i danni, in questo mondo cosiddetto progredito e scientificamente avanzato. Ormai però non conviene più spendere ulteriori parole su quello che si poteva fare, sull’esperto che non è stato ascoltato, e gli edifici che non erano antisismici; al massimo si può imparare dagli errori per costruire più coscienzosamente, senza speculazioni.
Una strada devastata dal terremoto

Una strada devastata dal terremoto

Ora siamo nel vivo della Settimana Santa, è tempo di Pasqua, il Signore sta per lasciarci in una valle di dolore e per risorgere a vita nuova; preghiamo, e siamone certi, che la Sua Santa Resurrezione che ha vinto la morte aiuti le vittime abruzzesi a rialzarsi, a voltare pagina, a superare il dolore e la distruzione.
Elena Bottazzi
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FUCI Bergamo

La FUCI di Bergamo fa parte della Federazione Universitaria Cattolica Italiana – FUCI. Logo FUCI La FUCI… Ma che cos’ è? – Un incontro tra amici, tra studenti. Condividiamo per un breve (si spera!) periodo della vita l’esperienza dello studio e dell’Università, cercando di sostenerci l’un l’altro nell’entusiasmante e faticosa avventura universitaria. Non vogliamo subire l’ Università come duro e freddo (e come!) esamificio, patendo questo sistema che non va in modo anonimo e forse anche inutile. Vogliamo invece cercare un senso autentico al nostro studiare e all’ Università, occasione di vita irripetibile ed esaltante. Sicuri che essere studenti è condizione faticosa ma speciale e preziosa: ci è offerta, viviamola a fondo, per noi e per gli altri. Un po’ di storia – Abbiamo festeggiato il secolo di vita della FUCI nel 1996. Permetteteci un guizzo d’ orgoglio: la FUCI è un’associazione studentesca gloriosa: ha contribuito a formare donne e uomini -permetteteci un altro guizzo!- che hanno “fatto l’ Italia”. La sigla: FEDERAZIONE – perché la FUCI è composta da una serie di gruppi che, con lo stesso sentire e con uno stile condiviso, contribuiscono a servire il territorio che abitano nella dimensione ecclesiale e civile, decidendo autonomamente il cammino da percorrere. UNIVERSITARIA – l’università è il luogo in cui viviamo, su cui scommettiamo la nostra formazione: non è solo un “esamificio” o un distributore di nozioni, ma può diventare occasione di crescita umana. Università è il nostro ambiente di vita, l’istituzione a noi più prossima, della quale ci interessiamo e ci prendiamo cura, non solo attraverso l’aggiornamento e la riflessione, ma con l’impegno e la propositività. Universitari sono quelli che animano la vita dei gruppi e che sono chiamati ad un maggiore protagonismo, sotto il segno della responsabilità. Universitario è il metodo: la ricerca, l’ascolto di tutti i punti di vista, la verifica dei dati. Per sviluppare quella capacità critica che consente di andare oltre i luoghi comuni. CATTOLICA – perché si inserisce pienamente nella realtà ecclesiale e ne condivide il cammino secondo le sue specificità. Partecipa attivamente alla pastorale universitaria e collabora alla pastorale giovanile, stimola il dialogo intraecclesiale e della chiesa con il mondo attraverso specifici itinerari di riflessione teologica e culturale. Dunque è Chiesa in università e Università nella Chiesa. La natura confessionale non impedisce comunque la partecipazione anche a chi non condivide lo stesso cammino di fede. ITALIANA – perché vive pienamente le attese e i problemi sociali e politici del Paese, pur non trascurando le sfide della mondialità e delle interdipendenze. La FUCI mira a formare cittadini che possano operare scelte di cittadinanza responsabile qualunque sia il loro campo di impegno; propone, quindi ai suoi aderenti percorsi di formazione in cui, nel rispetto degli orientamenti di ciascuno possano imparare a “pensare la politica”. Ma che cosa fate? Bella domanda! In due parole, ti possiamo dire che, messe sul tavolo un po’ di idee, sviluppiamo insieme quelle che sentiamo più interessanti ed urgenti. Insomma cerchiamo di valorizzare le esperienze e le abilità di ciascuno, tentando di divenir del mondo esperti! E fra le urgenze, al primo posto. vi è l’esigenza di curare la nostra fede, che vuole maturare con noi, altrimenti si inaridisce. E quindi, liberamente, partecipiamo alla vita delle nostre parrocchie, della nostra diocesi, viviamo insieme momenti di spiritualità e di approfondimento con l’aiuto di un giovane sacerdote. E poi vogliamo conoscerlo questo mondo per amarlo davvero. Così, con semplicità, abbiamo discusso di questo nostro tempo carico di futuro, ed abbiamo cominciato a conoscere ad amare il Grande Giubileo del Duemila, in particolare la “purificazione della memoria” e la Chiesa che chiede perdono. Un’attenzione speciale la dedichiamo alla politica, un aspetto fondamentale della vita di ciascuno in quanto cittadino. Per scaricare una breve presentazione della FUCI clicca qui. Altre informazioni: www.fuci.net Fabio Albani

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