Riflessioni sulla spiritualità di Alcide De Gasperi

Scuola di Formazione Trento 2009La recente Scuola di Formazione che si è tenuta a Trento ha fornito numerosissimi spunti di riflessione circa l’esempio di un grandissimo cristiano, oltre che grandissimo politico, ovvero Alcide De Gasperi; senza soffermarci sulle note biografiche, ciò che più preme comprendere e che può essere utile per vivere la nostra esperienza cristiana e fucina, è la sua spiritualità ed il rapporto stretto che essa ha avuto con il suo impegno civile e politico.

Un momento fondamentale di riflessione e maturazione spirituale, per De Gasperi, è stata l’esperienza del carcere in quanto oppositore del regime fascista: qui egli maturò la convinzione di essere, di fronte a Dio, un “servus inutilis”; la prigionia gli era parsa inizialmente un evento inutile e quasi privo di senso rispetto alle urgenze della storia ma, in realtà, gli permise in seguito di maturare una nuova comprensione della realtà e di elaborare un nuovo progetto di “giustizia, verità, libertà, dolcezza, pace”.

La politica per De Gasperi, fin da giovanissimo quando l’aveva scoperta al convegno cattolico di Cles, e poi in seguito anche grazie al confronto col il vescovo Celestino Endrici, che l’aveva indirizzato all’impegno cristiano nel sociale, non è semplicemente un mestiere, per quanto onesto essa possa venire svolto, ma una vera vocazione, come del resto egli stesso scrive: “Ci sono molti che nella politica fanno solo una piccola escursione, come dilettanti, ed altri che la considerano e tale è per loro, come un accessorio di secondarissima importanza. Ma per me, fin da ragazzo, era la mia carriera, la mia missione”; una sorta di fede politica dunque, ed in tal senso egli si contrappone a Benedetto Croce sostenendo l’idea di un cristianesimo come religione della libertà.

Un immagine dello statista

Un immagine dello statista

Questa idea della religione come elemento assolutamente rilevante non solamente nel privato, ma anche nel pubblico, emerge in particolare considerando la sua idea di Europa in relazione al cristianesimo: la religione, nel pubblico, non può essere ovviamente imposta in modo confessionale, anche se va chiaramente testimonianata e professata, ma deve fungere da base valoriale, in quanto l’etica che essa porta è quella che ha permeato per secoli la società europea ed è stata la radice dell’idea stessa di libertà e dei diritti umani.

Ciò non deve però far credere che De Gasperi fosse più interessato all’aspetto di “collante sociale” della religione piuttosto che alla sua importanza per la salvezza delle anime: egli stesso si preoccupò in più occasioni che le persone con cui entrava in contatto, anche nella sua azione politica, come ad esempio ministri e funzionari, potessero trovare la Via, che è Cristo, e che potessero garantire pace alle loro anime.
Purtroppo vi furono dei momenti difficili nella vita dello statista nei suoi rapporti con Pio XII e altri membri delle gerarchia, in merito a scelte politiche, ma anche in tali momenti De Gasperi mostrò assoluta obbidienza e docilità alla Chiesa, tanto da affermare di preferire di dimettersi piuttosto che compiere apertamente azioni sgradite al Pontefice; e, del resto, questa sua buonissima fede gli è stata riconosciuta dal Santo Padre Benedetto XVI in un’udienza tenuta alla Fondazione Alcide De Gasperi: «Certo in qualche momento non mancarono difficoltà e, forse, anche incomprensioni da parte del mondo ecclesiastico, ma De Gasperi non conobbe tentennamenti nella sua adesione alla Chiesa che fu, come ebbe a testimoniare in un discorso a Napoli nel giugno del 1954, piena e sincera anche nelle direttive morali e sociali contenute nei documenti pontifici che quasi quotidianamente hanno alimentato e formano la nostra vocazione alla vita pubblica».
Come agire dunque nell’oggi? Di certo non è possibile declinare automaticamente l’esperienza degasperiana nel mondo di oggi, certamente differente da quello con cui era a contatto lo statista, ma senz’altro è necessario agire con lo stesso spirito di servizio e di limpida fedeltà alla propria coscienza, formata dall’incontro con Cristo.
Fabio Albani

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